>TESTIMONIANZE

GIUSEPPE GIANECHETTI di Trieste
"...come prima cosa mi percossero abbondantemente. Il più feroce dei bastonatori era un maresciallo e ci faceva correre attorno alla vasca che serviva per i rifiuti, lavare le gavette e i vasi da notte. (...) Le celle erano occupate da 4 persone e provvisoriamente anche da 6. Di notte non si poteva dormire perché c'era una lampadina fortissima accesa giorno e notte. Le SS spesso aprivano le porte e gridavano per farci vivere nel terrore. (...) Non ebbi pace neanche un minuto." [testimonianza_15]

GIOVANNI MILLO di Trieste
"Ho preso tante legnate e tanti pugni sulla faccia che avevo letteralmente rotti tutti i denti. Quando ci portavano qualcosa da mangiare era una brodaglia nera. Non so quanti colpi di moschetto mi sono preso in tutte le parti del corpo. (...)Ci interrogavano facendoci le domande più strane. (...)Tali erano state le sofferenze fisiche e morali che quando ci siamo trovati fuori non ci conoscevamo più l'un l'altro. (...)Durante la mia permanenza in Risiera ho potuto vedere per strane combinazioni, che vi erano dentro pure bambini e adolescenti da 8 a 15 anni." [testimonianza_16]

MAJDA RUPENA di Trieste
"Ho visto due o tre volte uomini e donne sparire nel locale del forno. Capitava sempre verso le dieci e mezzo o le undici di sera. Per coprire il rumore, spesso le SS mettevano in moto un autocarro o un automobile o accendevano la radio." (...)[testimonianza_17]

ALBINA SKABAR di Rupingrande ( Trieste)
"Dopo esser stata denudata, appesa per le trecce a una trave e bastonata fino a svenire, venni cacciata nella cella numero 7. (...)Una donna diceva di essere di Gabrovizza e urlava che le SS le avevano ucciso il figlio nella culla. (...)Ogni tre giorni aprivano le celle e lasciavano che ci lavassimo il viso con un po' d'acqua in un catino. Quell'acqua doveva servire per tutte." [testimonianza_18]