Introduzione

Giuseppe Attardi si candida a direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Qui trovate il curriculum della sua candidatura e qui il suo curriculum scientifico.

Di seguito una breve presentazione e le motivazioni per la candidatura.

Presentazione

Poco dopo la laurea in Informatica, nel 1975 incontrai Alan Kay, che vedete a destra nella foto, che mi fece intuire che i computer potevano avere un uso  ben diverso da quello di meri strumenti di calcolo. Il computer poteva diventare uno strumento di espressione e comunicazione, in grado di faciltare l’apprendimento attraverso la sperimentazione, l’esplorazione e la condivisione.

Per poter fare ciò doveva diventare portatile, collegarsi in rete e poter essere usato in maniera intuitiva attraverso interfacce grafiche. Era l’idea del Personal Computer, di cui Alan Kay è considerato l’inventore.

Da quel momento mi sono dedicato a quelle tre cose: migliorare l’interazione con i computer, collegarli in rete e renderne disponibili a tutti le potenzialità.

Interfacce uomo-macchina, reti e dispositivi sempre più potenti ed economici hanno portato a una straordinaria rivoluzione tecnologica, che ha avuto impatto su tutti i campi dell’attività umana. Nel seguito riassumo la parte che ho svolto in questa avventura.

Nel 1978 mi trasferii al MIT, dove sviluppai l’interfaccia grafica a finestre della Lisp Machine e un sistema di rappresentazione delle conoscenze, Omega, che anticipava i principi del Web Semantico. Per mostrarne l’utilizzo, sviluppai uno dei primi prototipi di foglio di calcolo elettronico.

Tornato in Italia, mi dedicai alla diffusione di Lisp Machine e dei primi personal computer attraverso una delle prime startup informatiche, DELPHI, che fu in seguito acquisita da Olivetti. Con la DELPHI realizzammo reti locali piccole e grandi in tutta Italia e fornivamo la connessione internazionale attraverso la rete UUCP, un progenitore di Internet.

Per poter programmare in rete, sviluppai un linguaggio a oggetti, Chamaleon, che poteva migrare da una macchina all’altra. Era l’antesignano di Java, al cui sviluppo contribuii, fornendo a Sun Microsystems, tramite il mio amico Bill Joy, la tecnologia di garbage collection.

C’erano in quel periodo tante reti, in pratica ogni costruttore aveva la sua che non comunicava con le altre. Per le macchine DELPHI avevamo scelto di usare TCP/IP, i protocolli aperti che Bill Joy aveva implementato su Unix. Occorreva fare in modo che TCP/IP, ossia Internet, si diffondesse, evitando che tecnologie di reti proprietarie si imponessero. Mi impegnai pertanto allo sviluppo della rete italiana della ricerca, contribuendo alla realizzazione del progetto GARR-B, che portò Internet a oltre 300 sedi universitarie, creando quella che è tuttora la più ampia rete Internet in Italia. All’Università di Pisa contribuii alla realizzazione di una vasta rete in fibra ottica attraverso tutta la città. Lanciai una campagna per l’abolizione della TUT, la tariffazione a tempo delle chiamate telefoniche, che imponeva costi ingiustificati sull’accesso a Internet. In questo modo fui parte attiva di quel movimento di milioni di persone in tutto il mondo che contribuirono a costruire e diffondere Internet.

Per questo considero Internet un bene comune, creato e arricchito da tutti noi e quindi nostra. Sostengo che Internet è di tutti, e bisogna difenderla da tentativi che tuttora riaffiorano di controllarla o di imporre regole a beneficio di taluni.

Al contrario degli altri mezzi di comunicazione, come la TV, in cui sono pochi a produrre e i contenuti sono protetti attraverso il copyright, Internet si basa sul principio della condivisione, in cui ciascuno offre qualcosa di suo che contribuisce a formare un enorme bene collettivo.

Per poter rintracciare ciò che interessa nella vasta mole di contenuti che andava formandosi nel Web, nel 1998 partecipai alla realizzazione di Arianna, il primo motore di ricerca in Italia, e poi, attraverso una nuova startup, a realizzare vari motori di ricerca in Italia e in Europa.

Negli ultimi anni mi sono convinto che la metafora del desktop (uso di interfaccia grafica per manipolare direttamente oggetti sullo schermo), pur essendo stata determinante per la diffusione dei computer, abbia raggiunto i suoi limiti. Un modo di superarla è quello di rendere i computer in grado di compendere il linguaggio umano, che è la più alta forma espressiva del pensiero umano. Si tratta di un compito estremamente complesso, ma negli ultimi anni ci sono stati fondamentali progressi nell’analisi linguistica, a cui ho dato qualche contributo. Combinando le capacità di analisi di testi con le capacità ormai acquisite di riconoscere il parlato e con capacità di ragionare su concetti espressi on ontologie come quelle di Omega, sarà possibile dialogare con dispositivi che capiscono i nostri intenti e ci aiutano nei nostri compiti. Potranno diventare così dei veri strumenti per estendere le capacità della mente umana, come preconizzava Alan Kay 40 anni fa.

Nel 2000 non era ancora chiara la portata rivoluzionaria della rete in termini di sviluppo economico e sociale, pertanto mi rivolsi al presidente del consiglio, proponendo un piano per Internet con obiettivi misurabili su cui impegnarsi per lo sviluppo dell’Italia.

L’informatica è una disciplina straordinaria, perché è un campo che è quasi non soggetto a limiti fisici, o comunque questi limiti (dimensioni di memoria, potenza di elaborazione, banda trasmissiva) vengono travolti da una crescita esponenziale dovuta alla legge di Moore. Pertanto l’unico limite è la fantasia e la voglia di fare. Siccome agli italiani la fantasia e l’ingegno non mancano, ritengo che il paese dovrebbe perseguire la strada delle tecnologie informatiche, investendo in talenti e dando loro le opportunità per esprimersi.

L’Agenzia per l’Italia Digitale può avere un ruolo determinante per stimolare l’impegno nello sviluppo e nell’impiego delle tecnologie informatiche per lo sviluppo e la crescita del paese. Mi candido a direttore dell’agenzia per dare il mio contributo a questo compito.

 

10 Responses to Introduzione

  1. Sarebbe davvero una gran cosa che tenessero in considerazione la tua candidatura! Dubito che la casta sia in grado di farlo, ma cerchiamo di far pressione perché la logica delle nomine cambi. Sono a disposizione per battagliare!

  2. Daniele Gagliardi says:

    Gentile prof. Attardi, è stata una piacevolissima sorpresa riceve una mail che diffondeva la notizia della sua candidatura: non la conoscevo e tantomeno conoscevo le sue attività, e sono rimasto ammirato. E faccio mio il suo sprone finale che richiama all’italica fantasia: può essere una delle chiavi per la rinascita del nostro Paese. Le auguro, e in questo lo auguro a me e a tutti gli italiani, che possa ricoprire l’incarico in questione: ritengo che la sua competenza e la sua passione siano un patrimonio per la nostra Italia.
    Cordiali saluti

    Daniele Gagliardi

  3. Caro Giuseppe, Caro Professore
    per chi ha avuto modo di lavorare con te o anche solo scambiare opinioni nel corso degli anni e discutere dell’evoluzione dell’Informatica in Italia, la tua candidatura è speranza di nuovi stimoli e serietà futura.
    Un caloroso in bocca al lupo

  4. Gentile Professore,
    spero vivamente chela Sua candidatura venga valorizzata e che La porti alla nomina a Direttore. Come sa l’Italia è molto in ritardo non solo nelle infrastrutture ma anche nella cultura e mentalità.

    In bocca al lupo Professore.

  5. Sostegno incondizionato alla candidatura di Beppe Attardi a Direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale, la persona giusta al posto giusto.

    Fabrizio Sebastiani
    Senior Researcher, ISTI-CNR

  6. Angelo ARIOSTO says:

    Un anno fa il quadro politico sembrava immutabile, ma poi… Un anno fa qualsiasi candidatura a ruoli pubblici o para-pubblici fuori “casta” era semplicemente impensabile. Oggi non è più così.
    Pur condividendo il prudente scetticismo di altri e più autorevoli supporter penso che vi siano le condizioni (di contesto e di autorevolezza delle candidature) per almeno (seriamente) provarci.

  7. Donato Molino says:

    Esprimo il mio sostegno per la candidatura del Professor Giuseppe Attardi, condivido che le tecnologie informatiche possono costituire una grande occasione di crescita per l’Italia ritengo pertanto opportuno che l’Agenzia Digitale sia diretta da chi con i propri studi abbia contribuito e contribuisca allo sviluppo della informatica/telematica.

  8. Le prestigiose candidature dei Professori Giuseppe Attardi e
    Angelo Raffaele Meo riconosciuti pionieri della telematica e
    informatica nazionale, convergenti e reciprocamente solidali
    in pubbliche dichiarazioni, offrono ad un Governo insediato
    per caratura tecnica la occasione di una selezione incondizionata
    da padrinaggio politico, per il ruolo competente di tanto impegno.

  9. Remo Tabanelli says:

    Caro Giuseppe chi ti conosce non ha bisogno di leggere il tuo curriculum basta cercare sulla rete per capire.
    E tuttavia è bene che tu abbia reso pubblico quanto ritenevi ci fosse di significativo nella tua storia e hai fatto bene a non trascurare di sottolineare la tua “visione” di certe cose in modo che si possa intuire la direzione di quello che potrebbe essere il tuo impegno e non solo un elenco di “titoli” e competenze che tutti noi sappiamo essere vaste e indiscutibili.
    Che altro dire ?
    Il mio appoggio personale (lo sai non c’era bisogno te lo confermassi qui) c’è tutto.
    Con un direttore come te potrei persino ricredermi sulla reale volontà politica di fare qualcosa di utile della Agenzia per l’Italia Digitale.

    Remo Tabanelli

  10. Forza Beppe, mi auguro che, a beneficio di tanti, tu ce la faccia. Per quello che vale, hai tutto il mio sostegno.
    In bocca al lupo!
    Sergio

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